“Dante e compagnia cantante” Progetto del Circolo della Stampa di Trieste.

Il Circolo della Stampa di Trieste  ha promosso il progetto “Dante e compagnia cantante”, volto a riscoprire e valorizzare il dialetto triestino, restituzione plastica di un’identità complessa, e, insieme, forma espressiva “sincera” che ha prodotto una quantità di letteratura ignota ad altri centri. Alla manifestazione partecipa anche la Società di Minerva con l’intervento del prof. Elvio Guagnini, vicepresidente della Società.

La prima parte del programma si svolgerà nei mesi di maggio e giugno e prevede una serie di conversazioni che avranno luogo di giovedì o lunedì nel dehors dell’Antico Caffè San Marco (via Donizetti), alle 17.30, con obbligo di prenotazione per i posti a sedere. Tutti gli incontri verranno trasmessi in streaming sul profilo Facebook del Circolo della Stampa di Trieste https://www.facebook.com/circolo.dellastampa.16 e saranno successivamente fruibili anche sul suo sito web http://www.circolodellastampatrieste.it/

Partecipano
Università Ca’ Foscari (VE), dipartimento di Studi linguistici e culturali comparati
Società di Minerva
Associazione Giuliani nel mondo
Circolo amici del dialetto triestino
Circolo Fotografico Triestino
Associazione “Zeno”

Media Partner
Quotidiano “Il Piccolo”

Con il sostegno di
Banca di Credito Cooperativo di Staranzano e Villesse
Camera di Commercio di Trieste

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CONVERSAZIONI

 

Lunedì 10 maggio
Con ogni parola toscana noi mentiamo
Il triestino e la verità in Svevo, Saba e Joyce
con Riccardo Cepach

Il dialetto materno, ci dice Meneghello, è la lingua della casa e delle cose, mentre l’italiano è la lingua della scuola e dei concetti. La scelta fra i due strumenti è una questione di registri, di pubblico, ma anche di “realtà”. Tre grandi maestri della letteratura, i triestini Svevo e Saba e l’esule irlandese Joyce, di fronte al problema della verità espressiva del dialetto triestino.

 

Giovedì 13 maggio
Triestino, la porta del porto L’irruzione del veneziano, lingua franca del mare
Con Nereo Zeper

A determinare la sterzata linguistica settecentesca dal ladino al veneziano, nella sua variante locale fu la funzione commerciale marinara. Il codice della Serenissima,capito in tutti gli scali del Mediterraneo, fu un portato della nuova vocazione, così come quasi tutti i rivoluzionari elementi caratterizzanti il passaggio da borgo a città. Ne parla l’autore del recentissimo “Il dialetto nel porto di Trieste – Ieri e oggi”. 

 

Lunedì 17 maggio
La lingua della poesia
Livelli e linguaggi della poesia “dialettale” (e “in dialetto”) a Trieste tra Ottocento e Duemila.
con Elvio Guagnini

Fin dall’Ottocento, gli scrittori in versi a Trieste sono stati attratti dalle possibilità dell’“uso del dialetto”. Con esiti differenti: così come sono stati diverse le finalità d’uso, la cultura, la destinazione dei loro testi. Qualche esempio: dalla “Lode del Carso” (1813) di Lorenzo Miniussi a “El putel orbo” di Fabio Doplicher.

 

Giovedì 3 giugno
Dalla Zonta al Ponte Curto
Tracce vernacole nei toponimi e nella storia di Trieste
con Antonio Trampus

Il vernacolo triestino, codice primo della comunicazione locale, ha lasciato segni anche “ufficiali” nelle vicende cittadine. E anche nei toponimi, ribattezzati dopo il “ribalton” del 1918, non mancavano le intrusioni dialettali.  

Lunedì 8 giugno
San Zirilo e San Metodio, de San Giusto sempre in odio
Il vernacolo, arma impropria per la campagna nazionalista
con Luciano Santin

La lingua è uno degli elementi identificativi più forti. E i liberalnazionali a cavallo tra ’800 e ’900, vista l’impossibilità di far parlare al popolo un italiano toscaneggiante, scelsero il dialetto come riferimento ideale cercando di “depurarlo” dai termini “barbarismi”. E utilizzandolo come strumento propagandistico, soprattutto in funzione antislava.

 

Giovedì 10 giugno
L’altra metà del ziel
Le triestine e la letteratura dialettale
con Marina Silvestri e Graziella Semacchi Gliubich

A spulciare nella produzione poetica dialettale di cento e più anni fa, si nota una straordinaria vivacità delle “ragazze di Trieste”. L’attività continua sino ai giorni nostri, sia pure con qualche cambiamento di registro e prospettiva.

 

Giovedì 17 giugno
Su l’Adriatico estremo/soto el crinal del Carso
Dialetto triestino trait d’union tra italiani e sloveni
Con Boris Kobal

Il dialetto, d’impianto veneziano e quindi latino, ma costellato da termini di origine slava o tedesca, e anche provenienti da altre lingue, costituisce una rappresentazione plastica della Trieste multietnica che ha attraversato il ’700 e l’800. Per questa ragione, mentre l’italiano è stato spesso subito come imposizione esterna, la componente slovena della città non ha mai avuto problemi a riconoscerlo come proprio.

 

Giovedì 24 giugno
La me scusi ma i me spingi! Coss’ te scendi qua anche ti?” L’argine patoco che si sbriciola
Tavola Rotonda con Micol Brusaferro, Flavio Furian, Diego Manna, Maxino

Il triestino si evolve o si degrada? Molti vocaboli scompaiono, perché riferiti a realtà estinte, e ancor più per il riferimento più prossimo offerto dai termini italiani, al massimo sommariamente “dialettalizzati” (il “triestin slavazzà”, sempre più, del Doria). Ma la parlata locale ha, comunque, modo di rinnovarsi ricreando parole italiane, dotandole di una propria pregnanza e accordandole con il registro musicale vernacolo.