{"id":1984,"date":"2022-10-24T11:25:20","date_gmt":"2022-10-24T09:25:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/?page_id=1984"},"modified":"2022-11-21T11:14:02","modified_gmt":"2022-11-21T10:14:02","slug":"1984-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/convegnopavan\/1984-2\/","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1985\" src=\"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/int-abstract-300x58.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"58\" srcset=\"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/int-abstract-300x58.png 300w, https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/int-abstract-1024x197.png 1024w, https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/int-abstract-768x148.png 768w, https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/int-abstract.png 1414w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Raoul Pupo |\u00a0<\/strong>Universit\u00e0 di Trieste<br \/>\n<strong>Trieste 1945-1954: un profilo istituzionale e politico<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Fra la met\u00e0 degli anni \u201940 e quella degli anni \u201950 Trieste vive un destino affatto particolare vuoi sotto il profilo istituzionale, vuoi dal punto di vista politico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Dal 1\u00b0 maggio all\u20198 giugno 1945 la citt\u00e0 \u00e8 sottoposta ad amministrazione jugoslava, prima militare e poi civile. Dal 9 giugno 1945 al 14 settembre 1947 \u00e8 sottoposta ad amministrazione militare anglo-americana in quanto appartenente alla zona A della Venezia Giulia. Dal 15 settembre 1947 al 25 ottobre 1954 \u00e8 sottoposta sempre ad amministrazione militare anglo-americana, ma in quanto appartenente alla zona A del costituendo Territorio Libero di Trieste. Dal 26 ottobre 1954 fino alla met\u00e0 degli anni \u201970 l\u2019Italia vi estende la propria amministrazione ed avvia un\u2019opera di \u201cannessione fredda\u201d che trover\u00e0 sanzione ufficiale in sede internazionale solo nel 1975.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Da parte loro, le forze politiche si dividono in due grandi schieramenti antagonisti: pro Italia e anti Italia. Al loro interno per\u00f2 la situazione \u00e8 fluida. Da un lato, l\u2019inziale protagonismo delle forze tradizionali (liberali, mazziniane, socialdemocratiche) viene progressivamente sostituito dall\u2019egemonia democristiana. Rilevante \u00e8 anche il ruolo dell\u2019estrema destra. Dall\u2019altro, il fronte slavo-comunista si spezza dopo la crisi del Cominform che scaglia gli uni contro gli altri stalinisti e titoisti, mentre prende corpo anche un robusto movimento indipendentista, strumentalmente sostenuto dalle forze di occupazione anglo-americane.\u00a0Tali esperienze segneranno a lungo la vita della citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Diana Barillari |\u00a0<\/strong>Universit\u00e0 di Trieste<br \/>\n<strong>L\u2019architettura per il Territorio Libero di Trieste<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al termine della Seconda guerra mondiale la citt\u00e0 di Trieste e la porzione di territorio denominata zona A \u2013 Free Territory of Trieste &#8211; vengono amministrate direttamente dalle forze alleate anglo-americane: il Governo Militare Alleato che nell\u2019arco di nove anni (1945-1954) guider\u00e0 la citt\u00e0 nella complicata fase della ricostruzione. Il compito del GMA \u00e8 di far ripartire l\u2019economia, creare occupazione, riparare strutture e infrastrutture, assicurare una casa a sfollati e profughi. Particolare attenzione viene posta ai temi sociali \u2013 edilizia popolare \u2013 e educativi \u2013 scuole e centri di aggregazione \u2013 oltre che alla ricostruzione delle infrastrutture industriali e portuali danneggiate, alla viabilit\u00e0. Architetti e ingegneri contribuiscono a ripristinare la scena urbana e grazie all\u2019appoggio del GMA una nuova generazione di progettisti ha la possibilit\u00e0 di impiegare il linguaggio architettonico improntato a innovazione, sia tecnica che formale. Una eco del dibattito in corso in Italia arriva a Trieste grazie alla presenza di Ernesto Nathan Rogers che celebrando la figura di Giuseppe Pagano, rivisita in chiave critica l\u2019architettura del ventennio fascista. Accanto agli architetti della prima generazione \u2013 Umberto Nordio, Gustavo Pulitzer Finali, Vittorio Frandoli, Aldo Cervi\u00a0 \u2013 sono protagonisti quelli della seconda generazione \u2013 Roberto Costa, Dino Tamburini, Marcello D\u2019Olivo, Antonio Guacci , Lucio Arneri, Mario Zocconi, Romano Boico \u2013 che segnano un deciso cambio di passo negli edifici costruiti o ideati per i concorsi. Un capitolo ancora poco esplorato \u00e8 quello inerente all\u2019influenza esercitata dalla cultura architettonica anglo-americana sugli edifici triestini, riscontrabile negli edifici costruiti per alloggiare i militari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Roberto Cassanelli |\u00a0<\/strong>Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Ministero della Cultura<br \/>\n<strong>L\u2019arte al tempo della guerra fredda. La tutela al confine orientale<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">A partire dal settembre 1943, con la discesa dai valichi alpini delle truppe tedesche e la creazione di due \u201czone di operazioni\u201d, in Altoadige (O.Z. <em>Alpenvorland<\/em>) e nell\u2019ampio territorio comprendente il Friuli e la Venezia Giulia, con l\u2019Istria e la citt\u00e0 di Fiume e la provincia annessa nel 1941 di Lubiana, denominato O.Z. <em>Adriatisches K\u00fcstenland<\/em> (OZAK), si determin\u00f2 un doppio regime amministrativo, formalmente italiano e dipendente dai ministeri della Repubblica sociale italiana traslati al nord tra Brescia, Cremona, Padova e il lago di Garda, ma di fatto controllato dagli uffici del Supremo Commissario, il Gauleiter della Carinzia Friedrich Rainer, insediato a Trieste con l\u2019obiettivo, alla fine della guerra, di annettere le due zone al Reich tedesco. Analoga scissione riguard\u00f2 i beni culturali tutelati alla Soprintendenza ai Monumenti e alle Gallerie di Trieste guidata da Fausto Franco (ad eccezione dei beni archeologici, dal 1939 passati alla Soprintendenza alle antichit\u00e0 delle Venezie con sede a Padova, guidata da Giovanni Brusin), ma in realt\u00e0 sotto lo stretto, vigile controllo del <em>Kunstschutz<\/em>, sezione della V <em>Abteilung <\/em>del Supremo Commissariato, con sede a Udine, di cui era responsabile Walter Frodl, direttore del <em>Landesmuseum<\/em> di Klagenfurt, con la collaborazione di Erika Hanfstaengl, storica\u00a0dell\u2019arte di Monaco, e Antonio Nicolussi Moretto, gi\u00e0 dipendente della Soprintendenza di Padova e optante per la cittadinanza tedesca nella <em>Grosse Option<\/em> del 1939 in Sudtirolo. Questa \u201cdiarchia imperfetta\u201d non ebbe tuttavia termine con la conclusione della guerra. Dopo la resa delle truppe tedesche e la breve, feroce occupazione dell\u2019armata jugoslava (nella quale vennero svuotate le casse della Soprintendenza e licenziati tutti i dipendenti), al <em>Kunstschutz<\/em> tedesco si sostitu\u00ec un analogo ufficio del Governo Militare Alleato, mentre il territorio veniva diviso in due tronconi: da una parte il Friuli, con una sorta di Soprintendenza residuale stabilita a Udine, alla cui guida fu posto l\u2019architetto Umberto Piazzo; dall\u2019altra la Venezia Giulia e dal 1947, dopo la sottoscrizione del trattato di pace con la quale si cedeva alla Jugoslavia quasi per intero la Venezia Giulia e l\u2019Istria, il moncone insensatamente ritagliato della zona A del Territorio libero di Trieste. Gi\u00e0 Franco, d\u2019altra parte, prevedendo la divisione della regione, aveva provveduto alla vigilia della liberazione a incaricare Umberto Piazzo e Carlo Someda de Marco della tutela un Friuli. Grazie a una preziosa testimonianza di Gino Pavan redatta in occasione del cinquantesimo anniversario del ritorno all\u2019Italia di Trieste, degli scritti di Fausto Franco e delle carte d\u2019archivio \u00e8 possibile ricostruire nelle sue linee essenziali la politica di tutela e le operazioni di restauro svolte nel primo dopoguerra, tra tensioni internazionali e prodromi di guerra fredda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Elena Franchi |\u00a0<\/strong>Ricercatrice storica dell\u2019arte<br \/>\n<strong>La Soprintendenza di Trieste nel dopoguerra: Gino Pavan e Fausto Franco<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Dopo la formazione triestina, Gino Pavan prosegu\u00ec i suoi studi a Venezia e si laure\u00f2 allo IUAV (Istituto Universitario di Architettura), dove, dal 1937, insegnava Fausto Franco. Quando nel novembre 1945 inizi\u00f2 la sua attivit\u00e0 presso la Soprintendenza ai Monumenti e alle Gallerie della Venezia Giulia e del Friuli Pavan ritrov\u00f2, questa volta in veste di soprintendente, Fausto Franco. Sono anni difficili per la citt\u00e0: la presenza del Governo Militare Alleato, le tensioni con la Jugoslavia, la requisizione degli edifici, i restauri da affrontare. Ma \u00e8 anche un periodo ricco di incontri e amicizie, come quella con Maria Pasquinelli, la maestra elementare che il 10 febbraio 1947, giorno della firma del Trattato di pace, spar\u00f2 al generale inglese Robert de Winton, comandante della guarnigione alleata a Pola, in segno di protesta per la cessione della citt\u00e0 alla Jugoslavia. L\u2019attivit\u00e0 presso la Soprimntendenza di Trieste si concluse nel 1952, quando Pavan segu\u00ec Franco, nominato soprintendente ai Monumenti di Venezia, nella citt\u00e0 lagunare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Silva Bon |\u00a0<\/strong>Centro Isontino di Ricerca e Documentazione Storica e Sociale &#8220;Leopoldo Gasparini&#8221;<br \/>\n<strong>Trieste nel secondo dopoguerra: un affresco (1945-1960)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Intendo proporre un percorso critico che parte dalla conclusione della Seconda guerra mondiale, per Trieste il 30 aprile 1945, e si ferma alla fine degli Anni Cinquanta del Novecento.<\/p>\n<p>Attraverso la lettura di momenti topici, legati al mondo sociale, politico e culturale, ho potuto costruire un affresco di presenze vive di intellettuali democratici giuliani, operanti sul Territorio e impegnati nella Ricostruzione di un tessuto urbano, fortemente degradato. Mi sono soffermata, tra l\u2019altro, sulla testimonianza di alcune personalit\u00e0 emblematiche, attivi protagonisti della realt\u00e0 triestina, a cominciare da Giani Stuparich, Pier Antonio Quarantotti Gambini, Carlo Schiffrer.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Gino Bandelli |\u00a0<\/strong>Universit\u00e0 di Trieste<br \/>\n<strong>Gino Pavan archeologo. I primi anni fra Trieste e Pola (1945-1947)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La relazione conster\u00e0 di due parti. La prima sar\u00e0 dedicata all\u2019opera svolta dal giovane Pavan nell\u2019\u00e9quipe che, fra il 3 giugno1946 e il 9 settembre 1947, port\u00f2 quasi a compimento il restauro del tempio di Pola dedicato a Roma ed Augusto, gravemente danneggiato dal bombardamento del 3-4 marzo 1945. La seconda, che ripercorrer\u00e0 a grandi linee la sua vasta e molteplice attivit\u00e0 di funzionario prima, di titolare poi di varie soprintendenze (da ultimo, fra il 1981 e il 1986, quella del Friuli-Venezia Giulia), esaminer\u00e0 in particolare i saggi dedicati dallo Studioso a Pietro Nobile ed al rapporto intercorso nell\u2019opera di quest\u2019ultimo tra le ricerche di archeologia romana e l\u2019attivit\u00e0 di architetto neoclassico.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Irene Spada |\u00a0<\/strong>Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il comune di Venezia e Laguna, Ministero della Cultura<br \/>\n<strong>Pavan e la Soprintendenza ai monumenti di Venezia<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Nel 1952 Gino Pavan lascio\u0300 Trieste per entrare nel personale di ruolo dipendente dalla Soprintendenza medioevale e moderna di Venezia con sede a Palazzo Ducale, seguendo l\u2019architetto Fausto Franco. Promosso disegnatore nel 1954, a seguito di concorso, fu nominato nel 1964 architetto in prova nel ruolo del personale della carriera direttiva della Soprintendenza di Venezia. Solo pochi mesi piu\u0300 tardi fu promosso per merito comparativo architetto principale. La sua attivit\u00e0\u0300 si svolse in massima parte nella provincia di Rovigo, fino al 1960, e di quelle di Padova e Vicenza fino al 1972, progettando e dirigendo importanti lavori di restauro. Soffermandosi sull\u2019attivit\u00e0\u0300 di Padova, molto ricca, degne di nota e impegnative furono le opere di restauro eseguite sui monumenti danneggiati durante il secondo conflitto mondiale. Tra i molti interventi curati da Pavan a Padova si possono inoltre ricordare quelli al complesso benedettino di Santa Giustina, alla chiesa di Santa Sofia e alla chiesa degli Eremitani. Presso l\u2019ex convento degli Eremitani l\u2019architetto curo\u0300 anche una prima sistemazione dei chiostri destinati al nuovo Museo Comunale. La sua esperienza presso l\u2019ufficio veneziano si concluse nel 1972, anno in cui approdo\u0300, a seguito di avanzamenti di carriera, alla guida della Soprintendenza ai monumenti per la provincia di Ravenna, Ferrara e Forl\u00ec\u0300 in qualit\u00e0\u0300 di dirigente.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Angela Dibenedetto |\u00a0<\/strong>Scuola Archeologica Italiana di Atene<br \/>\n<strong>Luigi Pavan e la Scuola Archeologica Italiana di Atene<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La collaborazione di Luigi Pavan con la Scuola Archeologica Italiana di Atene (SAIA) inizia nell\u2019estate del 1963.\u00a0 A far da tramite fra l\u2019architetto e il Direttore della Scuola, Prof. Doro Levi, sono il prof. Paolo Verzone, ordinario di Storia dell\u2019Architettura al Politecnico di Torino, fondatore della Missione Archeologica Italiana di Hierapolis di Frigia in Turchia e Fausto Franco, allora Soprintendente ai Monumenti a Venezia gi\u00e0 allievo della Scuola Archeologica di Roma ed Atene nel 1929.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In una lettera datata 11 luglio 1963 indirizzata al Direttore della Scuola Archeologica Italiana Pavan si presenta: <em>[ \u2026 ] Illustre Professore,\u00a0<\/em><em>Mi \u00e8 stata segnalata, tramite il prof. Verzone, la Sua richiesta di un architetto per gli scavi di Jasos. Con vivissimo interesse parteciperei [\u2026]. Il prof. Fausto Franco mi ha sempre parlato di lei e della Sua opera [\u2026]. Poich\u00e9 non mi conosce mi permetto di tracciarLe un mio breve curriculum: nato a Trieste nel 1921 e sono alla Soprintendenza dal 1946, prima a Trieste col prof. Franco poi, sempre con lui a Venezia fino al 1955, quindi con l\u2019ing. Rusconi e con l\u2019arch. Guidotto. Sono assistente volontario di restauro alla facolt\u00e0 di architettura di Venezia [\u2026].<\/em> (\u00a9SAIA, Archivi Amministrativi 1963\/64, X\/A).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Poco dopo, anche Fausto Franco invia al Levi una nota di presentazione dell\u2019architetto: <em>[\u2026] Caro amico,\u00a0<\/em><em>Mi \u00e8 grato presentarti l\u2019Arch. Dott. Gino Pavan, colonna angolare della Soprintendenza ai Monumenti di Venezia.\u00a0<\/em><em>Sono certo che da lui avrai il massimo e generoso aiuto, sia nella direzione di scavi, sia nella ricomposizione grafica che nel restauro, poich\u00e9 \u00e8 anche assistente di Restauro dei monumenti alla Facolt\u00e0 di Architettura di Venezia. [\u2026].\u00a0<\/em><em>Con viva cordialit\u00e0 e affettuosit\u00e0 Franco. <\/em>(\u00a9SAIA, Archivi Amministrativi 1963\/64 &#8211; 3.8.1963).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Ha inizio cos\u00ec la collaborazione di Luigi Pavan con la SAIA che durer\u00e0 poco pi\u00f9 di un decennio e lo vedr\u00e0 impegnato nelle Missioni archeologiche in Turchia e Creta ed infine nel progetto per la nuova sede della SAIA ad Atene.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In Turchia dal 1963 al 1969 \u00e8 sempre presente tra i componenti dell\u2019\u00e9quipe\u00a0 della Missione a Iasos, principalmente impegnato in progetti di restauro. Da subito, 1963, si occuper\u00e0 dell\u2019anastilosi del Mausoleo romano addossato all\u2019acquedotto della citt\u00e0.\u00a0 Negli anni a seguire realizzer\u00e0 anche il restauro della Casa della Missione italiana presso il porto di Asin Kurin e la redazione di una nuova planimetria della citt\u00e0 sull&#8217;isola e delle fortificazioni di terraferma. La ricca documentazione degli interventi si conserva negli Archivi Amministrativi della SAIA e nel Fondo Iasos.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Al termine della prima Missione di Pavan a Iasos, nel 1963, l\u2019architetto viene inviato dal Direttore Levi a Fest\u00f2s (Creta) con il compito di studiare delle soluzioni per la copertura di alcuni ruderi rinvenuti nelle precedenti campagne di scavo. Come in Turchia, Pavan si mette subito al lavoro e alla fine dell\u2019estate del 1964 ha gi\u00e0 pronte delle proposte: <em>[\u2026] Le spedisco a parte i disegni di massima per la tettoia del corridoio 7III. <\/em>(\u00a9SAIA, Archivi Amministrativi 1963\/64\/8.9.1964). La realizzazione delle coperture lo terr\u00e0 impegnato dal 1965 fino al 1969.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Nel 1968 intanto vengono avviate dalla SAIA le trattative per l&#8217;acquisto del terreno di od\u00f2s Parthenonos 14-16, per la costruzione della sede ateniese della Scuola Archeologica Italiana. Da subito viene coinvolto Gino Pavan, al quale veniva affidata per incarico del Ministero italiano della Pubblica Istruzione l&#8217;esecuzione dei progetti del nuovo edificio. Andate a buon fine le pratiche per l\u2019acquisto del terreno e l\u2019approvazione del progetto anche da parte delle autorit\u00e0 greche, nell\u2019agosto del 1970 inizia la costruzione dell\u2019edificio. I lavori, eseguiti dalla ditta appaltatrice Rubessis con la direzione dell\u2019ing. Mangan\u00e0, verrano seguiti puntualmente in tutte le loro fasi da Pavan fino all\u2019inaugurazione della nuova sede nel dicembre del\u00a0 1975 alla presenza del Ministro per i Beni Culturali e Ambientali Giovanni Spadolini.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Emanuela Fiori |\u00a0<\/strong>Direzione regionale musei dell\u2019Emilia-Romagna, Ministero della Cultura<br \/>\n<strong>&#8220;<em>nel nostro non sempre facile lavoro&#8221;: <\/em><\/strong><strong>Gino Pavan e il Museo Nazionale di Ravenna tra restauro e valorizzazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Gino Pavan fu nominato Soprintendente ai Monumenti per le province di Ravenna, Ferrara e Forl\u00ec nell\u2019aprile del 1972, incaricato della tutela di un territorio ricco sia paesaggisticamente che di monumenti fondamentali nel patrimonio culturale del paese come, tra i tanti, la Basilica di S.Apollinare in Classe, l\u2019Abbazia di Pomposa o\u00a0 Palazzo dei Diamanti a Ferrara. La sola ubicazione degli Uffici della Soprintendenza all\u2019interno del Complesso di San Vitale, adiacenti al Museo Nazionale, cos\u00ec come il dovere della tutela dell\u2019edificio storico, portarono il Soprintendente a seguire con grande attenzione la difficile situazione dell\u2019istituzione ravennate, allora ancora in consegna alla Soprintendenza Archeologica dell\u2019Emilia-Romagna. Pavan si concentr\u00f2 dal 1972 al 1977 sulle necessit\u00e0 manutentive immediate del Museo, la cui chiusura al pubblico si protraeva nell\u2019insoddisfazione dell\u2019opinione pubblica. Nel dicembre 1977 Il Ministero Beni Culturali, di recentissima costituzione, assegn\u00f2 il Museo Nazionale alle competenze della Soprintendenza Beni Architettonici di Ravenna. I successivi tre anni videro Pavan impegnatissimo in una stagione di rinnovamento architettonico e di valorizzazione dell\u2019istituzione ravennate attraverso l\u2019acquisizione di nuovi spazi espositivi, il riordino delle collezioni e infine la grande mostra dedicata alle icone cretesi \u2013veneziane.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Questo intervento intende dare conto di quel decennio attraverso documenti d\u2019archivio, articoli di giornale e documentazione fotografica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Serena Ciliani |\u00a0<\/strong>Direzione regionale musei dell\u2019Emilia-Romagna, Ministero della Cultura<br \/>\n<strong>Gino Pavan e il Complesso pomposiano, tra passione archeologica e restauro conservativo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Tra i numerosissimi interventi di restauro distribuiti in tutto il territorio di competenza dell\u2019ex Soprintendenza ai Monumenti per le Province di Ravenna, Ferrara e Forl\u00ec, l\u2019intervento presso l\u2019ex abbazia benedettina di Pomposa coinvolge in maniera particolare Gino Pavan.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Come gi\u00e0 a Padova agli inizi della sua carriera, il restauro architettonico \u00e8 un\u2019occasione di conoscenza oltre che atto doveroso tutela. L\u2019intervento viene concepito a 360 gradi: le indagini archeologiche e gli studi in archivio affiancano e completano i consolidamenti statici. Il coronamento dei lavori, che riguardano varie emergenze, dagli interventi ai pavimenti della chiesa agli affreschi degli ambienti monastici, \u00e8 l\u2019istituzione del nuovo museo pomposiano.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La campagna di lavori di restauro affrontata da Pavan si apre nel 1975 e verr\u00e0 portata a termine agli inizi degli anni Ottanta e riguarder\u00e0 non solo gli interni dell\u2019Abbazia, ma anche il campanile dell\u2019ex plesso benedettino, gli ambienti una volta adibiti a dormitorio e il Palazzo della Ragione dove l\u2019Abate amministrava la giustizia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Massimiliano David |\u00a0<\/strong>Sapienza Universit\u00e0 di Roma<br \/>\n<strong>Gino Pavan e Ravenna archeologica<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La figura di Gino Pavan occupa un posto significativo non solo nella storia del restauro dei monumenti ravennati, ma anche nella storia della ricerca archeologica. A Ravenna la sua attenzione si estende a largo spettro sia agli edifici da lui curati e restaurati, ma anche agli edifici sottoposti a speciali indagini di carattere precipuamente archeologico negli anni della sua soprintendenza (1972-1976). Spicca il suo impegno investigativo nei riguardi della chiesa di Santa Croce.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Nel guidare una vasta campagna di scavi archeologici a Santa Croce si dimostra capace di estendere i suoi interessi verso la comprensione dei caratteri fondamentali della complessa storia urbana di Ravenna. E\u2019 passato al setaccio l\u2019intero quartiere \u2013 gi\u00e0 insistentemente ritenuto il quartiere degli imperatori (\u201cregio domus Augustae\u201d) &#8211; con un\u2019articolazione cronologica che include pienamente l\u2019et\u00e0 romana e non solo i classici monumenti tardoantichi della citt\u00e0. Erano anni nei quali le tre grandi specializzazioni degli operatori nel campo dei beni culturali (Stora dell\u2019Arte, Archeologia e Architettura) mantenevano addentellati e aderenze, poi sempre pi\u00f9 affievoliti col passare degli anni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Quando avvicina il mausoleo di Teodorico non si dimostra solo incisivo fautore della sua conservazione, ma anche curioso indagatore della storia della documentazione e dell\u2019approccio antiquario al monumento oltre che attento cultore della storia degli studi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Si mosse con agilit\u00e0 dal particolare al generale come quando si dedic\u00f2 ad una visione d\u2019insieme del periodo giustinianeo a Ravenna. In questo lavoro \u00e8 ben evidente non solo la lucida visione dei problemi, ma anche la forte capacit\u00e0 di affermare la necessit\u00e0 di conoscere analiticamente lo stato degli studi in una singolare condivisione di intenti con il contemporaneo Giuseppe Bovini, che, senza dedicarsi personalmente alla ricerca archeologica, sentiva sempre l\u2019imprescindibile urgenza di una precisa comprensione di ogni passo del pensiero critico per l\u2019avvio di qualunque ricerca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Paola Novara |\u00a0<\/strong>Direzione regionale musei dell\u2019Emilia-Romagna, Ministero della Cultura<br \/>\n<strong>Pavan nella basilica di S. Apollinare in Classe:\u00a0<\/strong><strong>la collaborazione fra Soprintendenza di Ravenna e Mons. Mario Mazzotti attraverso il carteggio inedito<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Durante il suo mandato di Soprintendente a Ravenna (1972-1980), Gino Pavan diede avvio ad alcune importanti ricerche archeologiche volte a ricostruire la storia di alcuni antichi edifici di culto del ravennate. Fra questi emerge la basilica Classicana di S. Apollinare in cui Pavan effettu\u00f2 alcuni interventi di restauro e indagine del sottosuolo. Nel mio contributo vorrei ripercorrere quelle indagini aggiungendo a quanto noto alcune informazioni scaturite dall\u2019analisi della documentazione inedita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Corrado Azzolini |\u00a0<\/strong>Segretariato regionale del Ministero della Cultura per l\u2019Emilia-Romagna<br \/>\n<strong>Pavan soprintendente a Trieste e nel Friuli terremotato<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Gino Pavan Soprintendente nel Friuli terremotato,\u00a0ha lasciato non solo una serie di edifici tutelati, restaurati e riconsegnati alle comunit\u00e0, ma anche\u00a0una forte eredit\u00e0 ai Soprintendenti delle generazioni successive che si sono trovati ad affrontare situazioni emergenziali sui beni culturali danneggiati da terremoti o da altri eventi calamitosi. Metodi e principi importanti che hanno dato risultati eccellenti nel territorio friulano e che ancora si rivelano utili\u00a0per affrontare il tema generale del restauro dei beni danneggiati dal sisma, soprattutto nei casi in cui ci\u00f2 che resta, dal punto di vista architettonico, sono poco pi\u00f9 che macerie ma con ancora\u00a0un forte valore urbanistico e sociale che \u00e8 necessario restaurare con una prospettiva pi\u00f9 ampia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Giuseppe Franca |\u00a0<\/strong>Societ\u00e0 di Minerva<br \/>\n<strong>L\u2019esperienza sul campo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Invitato a riferire sull\u2019esperienza sul campo di Gino Pavan, lo scrivente, architetto, ne limita il richiamo al solo ambito paesaggistico e monumentale per il periodo 01.01.81 &#8211; 31.01.86, quando lo ebbe come Soprintendente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Al momento del suo insediamento, l\u2019Ufficio si stava riorganizzando, dopo gli stravolgimenti dovuti al terremoto del Friuli, che l\u2019aveva messo di fronte a una realt\u00e0 di difficilissima gestione, per cui, negli anni della prima emergenza, non fu possibile pervenire a risultati rilevanti, tant\u2019\u00e8 che allo stesso si contestavano, qualche volta a ragione, inerzia e immobilismo. Il primo contatto fu tutt\u2019altro che morbido, non condivise certe scelte adottate dai suoi 3 predecessori, cass\u00f2 alcune delle loro proposte, riport\u00f2 nell\u2019alveo d\u2019una corretta prassi amministrativa, certi provvedimenti gestiti, a suo giudizio con eccessiva leggerezza. Sul piano dell\u2019organizzazione interna riordin\u00f2 gli incarichi ai singoli funzionari secondo criteri razionali e quanto alle 2 fondamentali sfere di competenza istituzionale, tutela ambientale e monumentale, se per la prima, fu relativamente poco impegnato, salvo, dove necessario, rivisitare alcuni vincoli, elaborati\u00a0 con margini d\u2019indeterminatezza, fu alla seconda che riserv\u00f2, di fatto, le maggiori attenzioni, come imponeva l\u2019urgenza del ripristino del patrimonio storico artistico del Friuli.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Superata la fase d\u2019ambientamento, quell\u2019opera di ricostruzione, pot\u00e8 decollare a pieno regime e, nell\u2019arco di quei 5 anni, furono portati a termine, sotto la sua costante e continua supervisione, centinaia d\u2019interventi. Rifacendosi a quella stagione di grande operosit\u00e0, lo scrivente, fatta una panoramica sui lavori a lui affidati, intende, a conclusione della sua comunicazione, soffermarsi sui pi\u00f9 importanti: quelli relativi al restauro del Duomo di Gemona.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Edino Valcovich |\u00a0<\/strong>Societ\u00e0 di Minerva<br \/>\n<strong>Gino Pavan ed il suo interesse nei confronti dell&#8217;Archeologia Industriale regionale<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Ho avuto la fortuna di conoscere Gino Pavan all\u2019inizio degli anni\u201980, all\u2019allora Istituto di Architettura ed Urbanistica dell\u2019Universit\u00e0 di Trieste dove aveva da qualche anno l\u2019incarico del corso di \u201cRestauro e Conservazione\u201d degli edifici.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">A tale ruolo era stato chiamato dall\u2019allora direttore dell\u2019Istituto stesso, Roberto Costa, che conosceva ed apprezzava bene le qualit\u00e0 professionali di Gino Pavan che si associavano, in maniera esemplare, al suo importante ruolo di Sopraintendente ai Beni Culturali della nostra regione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Io in quel periodo tenevo il corso di \u201cEdilizia Industriale\u201d ed avevo una certa attenzione culturale, anche per completare i contenuti del corso stesso, nei confronti degli edifici industriali di antico impianto, della loro storia, della possibilit\u00e0 di conservarli e di individuare nuove possibili funzioni per gli stessi. Tale interesse era condiviso oltre che dal sottoscritto, da Diana de Rosa e Marco Pozzetto, l\u2019indimenticabile storico dell\u2019architettura, tanto da formare un piccolo ma determinato gruppo di lavoro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 stato in quello straordinario cenacolo che era l\u2019allora Istituto di Architettura, che abbiamo avuto l\u2019occasione cos\u00ec di raccontarci vicendevolmente le nostre esperienze, i reciproci interessi, i contenuti delle ricerche sviluppate, i progetti realizzati ed i propositi per i programmi futuri.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Ed \u00e8 ancora in quelle circostanze che ho potuto riconoscere gli elementi fondamentali del carattere di Gino Pavan: la sua enorme curiosit\u00e0 nei confronti di tutte le espressioni dell\u2019architettura, anche quelle generalmente poco diffuse, la sua vasta conoscenza delle varie esperienze architettoniche non solo italiane, la sua disponibilit\u00e0 a misurarsi con tematiche non ancora praticate di cui sentiva la necessit\u00e0 di conoscenza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 con questo proposito di indagare nuovi linguaggi, di definire nuovi nessi tra varie esperienze, che nasce e si sviluppa cos\u00ec un lavoro comune con l\u2019obiettivo di allargare il campo di ricerca sino allora sviluppato dal gruppo di lavoro sopra citato, che aveva avuto come ambito di indagine gli edifici industriali di antico impianto della citt\u00e0 di Trieste.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">All\u2019epoca lo studio e l\u2019interesse per gli edifici industriali di antico impianto, il pi\u00f9 delle volte abbandonati o in via di dismissione, non era molto diffuso e ci\u00f2 valeva anche per le azioni delle varie Soprintendenze regionali interessate da una miriade di impegni sui territori classici dell\u2019architettura e dell\u2019archeologia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Proprio per queste ragioni dobbiamo riconoscere a Gino Pavan, anche in questo caso, il valore della sua istintiva curiosit\u00e0, la determinazione nel cercare di riconoscere in qualsivoglia costruzione, l\u2019esistenza di quei valori e caratteri che fanno di un\u2019edilizia sostanzialmente funzionale, un\u2019architettura con specifici valori costruttivi, simbolici, sociali, in sostanza culturali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">E sono proprio questi valori che molte volte si associano alle architetture industriali di antico impianto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Da queste premesse sono nate successivamente una serie di iniziative di ricerca e di confronto su questi ambiti di lavoro, sviluppate con l\u2019apporto importante di Gino Pavan, che possono essere considerate di un certo valore culturale e che hanno avuto un significato certamente innovativo nel quadro dei lavori di ricerca sviluppati in quegli anni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Proprio su queste potremo soffermarci nell\u2019intervento che sar\u00e0 sviluppato nelle giornate del Convegno in suo ricordo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Claudia Crosera e Luca Geroni |\u00a0<\/strong>Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Ministero della Cultura<br \/>\n<strong>Gino Pavan e la riscoperta della collezione Eugenio Garzolini<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">A partire dal 1939 lo Stato italiano inizi\u00f2 ad acquistare la Collezione Eugenio Garzolini, poliedrico docente e collezionista triestino, appassionato di arte popolare e arti applicate, che aveva raccolto pi\u00f9 di 20.000 pezzi nella sua casa di via Romagna a Trieste. Questa ingente mole di beni, dopo essere stata messa in sicurezza durante la Seconda guerra mondiale nei luoghi di ricovero preposti in regione, \u00e8 rimasta chiusa in casse di legno nelle soffitte di Miramare fino agli anni \u201980, quando il Soprintendente Gino Pavan, consapevole dell\u2019importanza della collezione, fece aprire le casse, affidando a catalogatori, restauratori e fotografi le prime attivit\u00e0 di inventariazione, schedatura e messa in sicurezza dei beni. La prima occasione di fruizione pubblica si ebbe poi nel 1983, quando Pavan organizz\u00f2 una mostra in Sala Franco a palazzo Economo e dopo qualche anno, nel 1986 pubblic\u00f2 il primo catalogo con una selezione delle opere dell\u2019intera collezione. Dopo qualche decennio la Soprintendenza ha deciso di continuare il suo lavoro e attualmente la collezione \u00e8 sottoposta a un lavoro di revisione e riordino nell\u2019attesa di poter portare a compimento il progetto di un nuovo percorso espositivo delle opere pi\u00f9 significative.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Paola Ventura |\u00a0<\/strong>Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Ministero della Cultura<br \/>\n<strong>Archeologia urbana a Trieste: gli esordi negli anni \u201880<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il 1981, anno dell\u2019insediamento di Gino Pavan nella carica di Soprintendente del Friuli Venezia Giulia, coincide con il completamento &#8211; a mezzo di un decreto del novembre 1981, che trov\u00f2 piena attuazione nel 1982 &#8211; del passaggio delle competenze archeologiche su tutto il territorio regionale a questo Istituto, attribuendo ad esso la\u00a0 la tutela sul Friuli, gi\u00e0 affidata alla Soprintendenza alle Antichit\u00e0 del Veneto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In realt\u00e0 nell\u2019ambito della Soprintendenza per i BAAAAS, potenziata dopo il terremoto del 1976 con un ufficio anche a Udine, era gi\u00e0 presente a Trieste un ufficio archeologico, con un funzionario\u00a0 responsabile per la citt\u00e0 ed il suo territorio: a quegli anni (1976-1977) risale la scoperta e valorizzazione del tratto di acquedotto romano scoperto a Borgo San Sergio, in un complesso di edilizia popolare; ma gi\u00e0 nel decennio precedente si segnala un importante intervento di \u201carcheologia urbana\u201d<em> ante litteram<\/em>, ovvero il ri-trovamento e, caso assolutamente degno di nota per l\u2019epoca, la musealizzazione della basilica paleocristiana di via Madonna del Mare, rinvenuta nel 1963, a cura della Soprintendenza retta allora dall\u2019architetto Gabriella Pross Gabrielli.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Tuttavia il confronto fra le esigenze della conservazione e quelle della citt\u00e0 moderna esplode proprio nella prima met\u00e0 degli anni \u201880: a quello stesso 1981 risale l\u2019acquisizione da parte del Ministero, a Roma, dell\u2019area di <em>Crypta Balbi<\/em>, che rappresenta probabilmente ancora oggi l\u2019esempio paradigmatico di un progetto, in tal caso pianificato, di recupero della storia di un intero isolato, con la sistematica applicazione delle metodologie archeologiche.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 invece sicuramente pi\u00f9 per necessit\u00e0 che gli stessi problemi vengono affrontati nel quartiere fortemente degradato della Cittavecchia di Trieste, ed in particolare nell\u2019area immediatamente retrostante il Teatro romano. Nel lasso relativamente breve di un quinquennio, ha il suo avvio e trova soluzione la questione sollevata dalla scoperta della <em>domus<\/em> romana e del soprastante sepolcreto tardoantico presso la medievale torre Donota, in occasione della costruzione di un edificio, nuovamente, dell\u2019allora IACP: con una serie di passaggi non facili, l\u2019area viene destinata definitivamente alla fruizione archeologica, grazie alla progettazione e costruzione dell\u2019Antiquarium (1986), che fu una delle ultime realizzazioni di Gino Pavan prima del pensionamento.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Va anche sottolineato che lo scavo venne tempestivamente divulgato (in maniera preliminare, ma dandovi un seguito negli anni successivi), nell\u2019ambito della mostra realizzata dalla Soprintendenza nel 1982, dedicata ai \u201cRitrovamenti archeologici recenti e recentissimi nel Friuli-Venezia Giulia\u201d e poi confluita nel primo volume della nuova collana \u201cRelazioni\u201d edita dall\u2019Istituto, proprio a celebrare l\u2019unificazione delle competenze archeologiche cui si faceva inizialmente cenno.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Rossella Fabiani |\u00a0<\/strong>Societ\u00e0 di Minerva<br \/>\n<strong>La ricerca di una vita: Pietro Nobile architetto<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Pietro Nobile \u00e8 legato indissolubilmente al percorso lavorativo di Gino Pavan. Fu, infatti, da lui stilata nel 1951 la dichiarazione di vincolo della collezione di disegni del ticinese che stava per essere acquisita dalle Stato italiano. Sar\u00e0 in occasione della esposizione \u201c<em>Trouver Trieste. Portraits pour una ville<\/em>\u201d a Parigi nel 1985 che Pavan avvi\u00f2 la ricerca sulla figura dell\u2019architetto che tanta importanza ebbe nella prima met\u00e0 dell\u2019800, rivestendo importanti ruoli a Trieste e a Vienna e rinnovando il costruire e l\u2019insegnamento\u00a0 accademico. Un primo bilancio degli studi su tracciato da Pavan nell\u2019organizzazione del convegno nel 1999 al quale seguirono innumerevoli volumi tra i quali la pubblicazione delle lettere e di altri documenti che hanno contribuito a far conoscere una personalit\u00e0 di spicco nel mondo architettonico neoclassico.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Fabiana Salvador |\u00a0<\/strong>Archivista collaboratore presso Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Ministero della Cultura<br \/>\n<strong>L\u2019archivio Luigi Pavan. La conservazione della memoria<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 7\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>La sede di Trieste della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio ha acquisito l\u2019archivio Pavan per conservare, valorizzare e rendere fruibile una documentazione ritenuta di pubblico interesse.<br \/>\nVi si conservano materiali raccolti e prodotti dall\u2019architetto nel corso della propria attivita\u0300 professionale, svolta tanto per privati quanto presso Enti statali \u2013 tra i quali la sede di Trieste della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio \u2013.<\/p>\n<p>Le carte, organizzate in origine fra lo studio e l\u2019abitazione, documentano quanto Pavan ha ritenuto importante e utile conservare. Spiccano i materiali relativi alle sue pubblicazioni, supportate da spogli meticolosi in archivi pubblici e privati, nonche\u0301 da ricerche bibliografiche su testi rari, alcuni presenti in copia e arricchiti dalle sue note.<br \/>\nFotografie e corrispondenza privata restituiscono ambiti e retroscena di alcuni eventi nel panorama culturale triestino, nazionale e internazionale.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Guido Zucconi |\u00a0<\/strong>Universit\u00e0 IUAV di Venezia<br \/>\n<strong>Gino Pavan nello IUAV di Giuseppe Samon\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Istituto Superiore di Architettura di Venezia (prima ancora, Regia Scuola Superiore di Architettura) vede la presenza di Gino Pavan in tre distinte fasi: le prime due in veste di studente, la terza nei panni di assistente alla cattedra di Restauro. Dopo essersi diplomato presso il Liceo artistico, il giovane Pavan si iscrive alla Facolt\u00e0 di Architettura una prima volta nel 1945: pochi sono gli esami sostenuti e (probabilmente) ancor meno numerosi i corsi seguiti in questa fase che si conclude per esaurimento nel corso dei primi anni Cinquanta.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In seguito, il trasferimento alla soprintendenza veneziana gli facilita il compito di frequentare l\u2019Istituto allora guidato da Giuseppe Samon\u00e0: figura di direttore-monarca, egli regner\u00e0 incontrastato, per quasi trent\u2019anni, dal 1943 al 1971, su quello che nel frattempo \u00e8 diventato IUAV. Dopo essersi re-iscritto nel 1955, Pavan consegue il titolo di dottore in Architettura alla fine di quel decennio.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">A met\u00e0 degli anni Sessanta, egli sar\u00e0 poi chiamato come assistente al corso di Restauro, allora affidato ad Angelo Scattolin: l\u2019incarico ufficiale gli verr\u00e0 affidato per due anni consecutivi (nel 1965-66 e nel 1966-67). In questa decisione ha forse avuto un ruolo Fausto Franco, suo mentore e referente all\u2019interno della scuola veneziana. In realt\u00e0, come si vince dalla documentatissima testimonianza relativa al biennio sopra citato, Pavan svolge ben pi\u00f9 di un semplice assistentato accanto ad un titolare che, proprio in quegli stessi anni, appare molto impegnato sul fronte della professione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La presenza di Pavan nella Facolt\u00e0 di Architettura si inscrive interamente all\u2019interno del periodo dominato dalla figura di Samon\u00e0, secondo alcuni, fondatore di una vera e propria \u201cscuola\u201d.\u00a0 Al di l\u00e0 di una consolidata mitologia, lo IUAV rappresent\u00f2 allora qualcosa di differente nel panorama italiano: resta da chiedersi se questa diversit\u00e0 abbia avuto un ruolo nella formazione di Gino Pavan.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Giuliana Marini |\u00a0<\/strong>Societ\u00e0 di Minerva<br \/>\n<strong>Gino Pavan presidente della Societ\u00e0 di Minerva e direttore dell\u2019 \u201cArcheografo triestino\u201d.\u00a0<\/strong><strong>Gli studi e le iniziative relative a Pietro Nobile.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il lavoro mette in luce l\u2019apporto dato dalla Societ\u00e0 di Minerva assieme a Gino Pavan, suo presidente e direttore dell\u2019Archeografo triestino, agli studi su Pietro Nobile, figura di rilievo europeo che fu tra i Soci fondatori. In particolare, si sottolinea la valorizzazione del prezioso materiale documentario e artistico (che allarga la conoscenza ad altri personaggi della famiglia Nobile) donato nel 2014 dagli eredi &#8211; per tramite della Societ\u00e0 &#8211; alla Citt\u00e0 di Trieste.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Raoul Pupo |\u00a0Universit\u00e0 di Trieste Trieste 1945-1954: un profilo istituzionale e politico &nbsp; Fra la met\u00e0 degli anni \u201940 e quella degli anni \u201950 Trieste vive un &hellip; <\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/convegnopavan\/1984-2\/\" class=\"btn btn-readmore\">Leggi di pi\u00f9 <span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":1854,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"pages\/page-nosidebar.php","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1984","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1984","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1984"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1984\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2053,"href":"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1984\/revisions\/2053"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1854"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.societadiminerva.it\/demo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1984"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}