>> Introduzione. A cura della dott.ssa, e Presidente della Società, Rossella Fabiani.


>> AQUILEIA. IL PRIMO VILLAGGIO.
a cura della prof.ssa Elisabetta Borgna con introduzione della prof.ssa Paola Cassola Guida.

Il territorio di Aquileia è stato oggetto di lunga frequentazione durante la protostoria, con particolare intensità durante le età del bronzo e del ferro. Oltre a una serie cospicua di materiali sporadici, sono noti due villaggi, sede di due comunità che possono essere considerate antenate di quella aquileiese di età storica: il villaggio di Ca’ Baredi presso il Canale Anfora (Terzo di Aquileia) fu attivo durante le età del bronzo media e recente (ca 1500-1200 a.C.), quello dell’Essiccatoio nord fiorì nella prima età del ferro (ca. IX-V sec. a.C.). Il più antico villaggio, quello di Ca’ Baredi, è oggi al centro di un progetto avviato nel 2013 dall’Università di Udine in collaborazione con la Soprintendenza regionale allo scopo di recuperare i lineamenti del più antico paesaggio antropico nell’area aquileiese. I risultati preliminari dello scavo archeologico in corso fanno luce sugli aspetti geomorfologici e ambientali e inoltre su parti di architettura in legno e in crudo e su molteplici strutture, come focolari e forni, appartenenti alla vita quotidiana del sito, che ebbe ruolo strategico nella mediazione di rapporti culturali ad ampio raggio: attivo come avamposto costiero, forse porto dei castellieri istriano-carsici, esso intrattenne infatti relazioni a lunga distanza con le regioni transalpine e medio-danubiane da una parte, e, dall’altra, con la civiltà delle Terramare di ambito padano e con le comunità subappenniniche della costa adriatica.


>> UNO SCAMPATO PERICOLO PER SAN GIUSTO
a cura della prof.ssa Giuseppina Perusini con introduzione della Presidente Rossella Fabiani

Nel 1885, per festeggiare il cinquecentenario della fondazione della cattedrale di San Giusto (composta nel 1385 dall’unione del sacello del martire triestino con la chiesa di S. M. Assunta), un gruppo di notabili capeggiati dal vescovo, decise di bandire un concorso per il restauro della cattedrale. Due anni dopo, al Museo Revoltella, furono esposti alla cittadinanza i nove progetti pervenuti, fra cui spiccavano quelli di architetti importanti come Enrico Nordio e Giovanni Righetti. Visitò tale mostra anche Filippo Zamboni, un singolare patriota e letterato di origine triestina ma residente a Vienna, che da allora lottò con ogni mezzo per impedire questo “restauro” che avrebbe comportato la totale distruzione dell’antica cattedrale. A tal fine Zamboni scrisse un violento pamphlet che  riuscì infine a  bloccare  il restauro e documenta inoltre la sua profonda competenza sui temi della conservazione del patrimonio artistico e la sua totale adesione alle idee di John Ruskin.