#estateminervale: Classicismo e «Neoclassicimo» in Domenico Rossetti.

Com’è nata la Società di Minerva? E con quali intenti? Potete scoprirlo nello scritto Fabio Cossutta all’interno del catalogo della mostra “Neoclassico. Arte, architettura e cultura a Trieste 1790-1840”.

Classicismo e «Neoclassicimo» in Domenico Rossetti – di Fabio Cossutta

[in “Neoclassico. Arte, architettura e cultura a Trieste 1790-1840”, a cura di Fulvio Caputo, disponibile presso le biblioteche di Trieste >> http://bit.ly/2YMBbuP]

Domenico Rossetti, già durante i suoi anni di gioventù, fu una persona interessata alla ricerca e allo studio del passato come parte fondamentale del suo sentimento patriottico verso, in primis, la <<piccola patria>> tergestina, dove la sua famiglia di umili origini era potuta esser parte importante della classe patrizia.

Rossetti fu associato all’Arcadia Romano-Sonziaca dal 1809 ma, avvertendone i limiti, nel 1810, di sua iniziativa, fondò la Società del Gabinetto di Minerva.

Voleva superare i limiti dell’Arcadia con questa nuova istituzione che non aveva l’intenzione né di rinnegarla né di sostituirla ma che l’affiancasse e la sviluppasse svolgendo un’azione parallela e diversa. Si era reso conto che un’attività culturale meramente elitaria e riservata a pochi, non sarebbe bastata per elevare la città di Trieste a quel rango e a quel prestigio che in quel momento storico ambiva. Il Gabinetto aveva il fine esplicito di creare un elemento di raccordo tra i vertici dell’elaborazione culturale, artistica e scientifica e la cittadinanza, formata in gran parte da borghesi commercianti, in una sorta di impegno civile, di convivenza e cooperazione, per fare più grande e più bella la patria comune.

 

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