#estateminervale: Trieste mi piace.

TRIESTE MI PIACE – di Valery Larbaud, a cura di Marino Bolaffio

[in Quaderni della Società di Minerva – n. 14, anno 1982]

Domenica 15 marzo 1903, al Molo San Carlo attracca il piroscafo “Venus” del Lloyd Adriatico, arrivato da Venezia. A bordo un giovane francese allora del tutto sconosciuto: un ventiduenne Valery Larbaud. Poeta e narratore, critico e saggista, traduttore – anche di Joyce che conosceva e grazie al quale intreccia rapporti con Svevo – e instancabile viaggiatore.

Nei suoi giorni di permanenza a Trieste visita il centro città, descrive le vie e i rioni fino a Miramare. Tra una passeggiata ed una sosta in un negozio, riscontra che “come nelle altre grandi città dallo sviluppo assai rapido (Barcellona, divenuta il più grande emporio di Spagna, Marsiglia, passata dal rango di seconda città di Francia) i segni del denaro guadagnato in grande quantità, e sprecato presto in stupidi lussi, all’insegna della “mania di grandezza”. Come Barcellona, come Marsiglia, Trieste vuol possedere tutto ciò che possiedono le grandi capitali, vuole essere capitale”. Incontra un principe montenegrino che gli fa notare come Trieste sia nata da una mescolanza di persone di provenienza diversa e lo invita a vederla con un occhio cosmopolita. Da acuto osservatore annota delle considerazioni non banali sulle varie etnie presenti in città e mette in risalto come l’Italia e l’italiano siano preponderanti. Strade più illuminate dello Strand e dei boulevards, redingotes e cappelli rigidi che non si contano e uomini che sembrano stiano sfilando sul Ring di Vienna: Trieste poteva tranquillamente essere scambiata con le moderne capitali europee dell’epoca.

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