Giovedì 26 marzo | Domenico Rossetti e la Divina Commedia.

Giovedì 26 marzo 2026, alle ore 16.30.
Sala conferenze della Biblioteca Statale “Stelio Crise” (Largo Papa Giovanni XXIII, n. 6, Trieste).

Incontro sul tema: “Domenico Rossetti e la Divina Commedia”.

Ne parleranno Francesco De Nicola (Università di Genova) ed Elvio Guagnini (Università di Trieste) con riferimento alla riedizione – da loro curata – del saggio di Rossetti, “Perché Divina Commedia si appelli il poema di Dante. Dissertazione di un italiano”(1819), con l’aggiunta delle annotazioni manoscritte dell’autore (1819-1841), realizzata dalle Edizioni dell’Università di Trieste-EUT.

L’incontro è organizzato nella serie dei “Giovedì Minervali” in collaborazione con la casa editrice Eut.

L’ingresso è libero.

Nel 1818, Domenico Rossetti trattò il tema della ‘Divina Commedia’ in una conferenza alla Società del Gabinetto di Minerva, da lui fondata nel 1810. Il testo venne stampato nel 1819 dalla Società Tipografica de’ Classici Italiani di Antonio Fortunato Stella, amico di grandi scrittori del suo tempo, tra i quali Leopardi (di cui Stella fu anche editore), Giordani, Monti, Porta. Un esemplare di questo libro, ora riprodotto anastaticamente, contiene annotazioni manoscritte aggiunte al testo a stampa da Rossetti fino al 1841, un anno prima della morte, pensando a una eventuale riedizione aggiornata del testo.

Il saggio, nato come discussione sull’origine e sull’uso dell’aggettivo “divina”, aggiunto al titolo della “Commedia”, si allarga a un discussione sul genere e sulla rilevanza del poema dantesco con spunti di grande interesse, che mostrano Rossetti coinvolto in un dibattito con la  maggiore critica dantesca precedente e contemporanea, da Vico a Schelling, da Schlosser a Witte, da Monti a Perticari, da Gabriele Rossetti a Foscolo: con riscontri positivi, nel caso di coincidenza di giudizio, con punti di vista anche polemici (come nel caso di Foscolo), con  interessanti convergenze (per esempio, su prospettive di lettura di Vico). Dante viene considerato autore di un’opera che non è “poema da vulgo” ma “sommo poema”: destinato e consacrato all’ “immortalità”, nonostante i “difetti” riscontrati dai suoi stessi “ammiratori” – afferma Rossetti – da attribuire piuttosto ai   “tempi” e all’“infanzia della lingua” che all’ “ingegno di Dante”.

Giuseppe Trebbi
Presidente della Società di Minerva


Monumento a Domenico Rossetti


Frontespizio dell’edizione del 1819 dell’opera “Perché Divina Commedia si appelli il poema di Dante”.